Sono A.C., e a partire da oggi voglio scrivere un diario di cronaca delle giornate viste da questi occhi su quella palla azzurra chiamata Terra, sospesa nel “vuoto” cosmico dell'energia oscura e dell'attrazione gravitazionale generata dal Sole e dagli altri 8 pianeti del cosiddetto Sistema Solare. Mancano 3 anni, 9 mesi e 23 giorni ad una data fatidica. O casuale. Forse inutile. Ma l'uomo ha sempre avuto bisogno di una scadenza, di un limite per lanciarsi nella vita, una frusta interna che nel corso della storia è stata anche molto più reale di una dead-line, anzi, quasi una dead-reason. Una ragione di morte che oggi sembra prevalere su tutto, come se quell'innato spirito di conservazione che da qualche milione di anni ci fa scivolare su queste acque, su queste terre e da poco volare su questi cieli ci stesse abbandonando. Abbiamo raggiunto la tecnologia e le conoscenze per distruggere tutto nell'arco di pochi istanti, il nostro arsenale atomico è in grado di spazzare via la nostra specie e molte altre delle dieci milioni attualmente presenti su questo pianeta. Un potere enorme, compensato solo dalla straordinaria capacità di progresso che riusciamo a produrre. Seicento anni fa abbiamo a malapena riaffermato l'antica conoscenza degli studiosi ellenici sulla sfericità della Terra, della sua posizione nell'Universo assieme ad altri corpi celesti. Cent'anni fa spiccavamo il primo volo, dopo vent'anni i nostri aerei erano in grado anche di fare delle vere e proprie guerre nei cieli. Quarant'anni fa l'uomo mise piede sulla Luna, ora abbiamo scoperto appieno la mappa delle nostre basi chimiche che vanno sotto il mistico nome di genoma, base dell'ingegneria genetica. Siamo in grado di ricavare energia solare da alcuni pannelli in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di ben cento miliardi di persone se solo disposti su tutti i deserti di questo pianeta. Ma quanta cecità. Il desiderio di morte prevale su quello di vita, ovunque sembra riecheggiare il proverbio di un capo indiano sterminato dalla furia dell'uomo bianco che oggi vede solo il denaro come unico parametro della sua vita. “Quando avrete abbattuto l'ultimo degli alberi, ucciso l'ultimo dei bisonti e prosciugato l'ultimo fiume solo allora, non un attimo prima, capirete che non potete mangiare i vostri stupidi e inutili soldi”. A chi non è umano il solo concetto di denaro potrebbe risultare bizzarro, ma lasciatemi spiegare. Quando finì in tempi antichi il tempo del baratto, ovvero quando i popoli della terra scambiavano un loro prodotto, una preda, un utensile o un frutto con altri prodotti utili posseduti da altre persone, si pensò di usare alcuni metalli dal colore intenso, lucido, resistenti come merce di scambio per tutto. Dammo loro una qualità tutta umana, quella del pregio. Quanto pregio ahimé nella chiara acqua di ruscello piuttosto che nel pallido riflesso dell'oro che dall'alto dei secoli ha visto numerose specie nascere e morire sotto questo cielo!
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