Il senso della limitatezza è una di quelle qualità che ci contraddistingue. Ci sarà sempre una situazione, un ostacolo fisico, psicosomatico o mentale che non riusciremo mai a superare. Fosse l'idea di una vita con il partner, di un mestiere retribuito, di un titolo di studio, l'idea stessa di Dio, c'è sempre qualcosa che ci blocca, che ci fa arrivare ad un passo dalla perfezione. Esiste al mondo una persona bella, di carattere gradevole, affascinante, simpatica, con un lavoro molto ricco, con figli, felice e senza nemici? Impossibile. È la natura umana che ce lo impedisce. Anche raggiungendo il massimo grado di felicità possibile, in accordo con quanto ci permette la nostra condizione di partenza (status sociale, condizioni psico-fisiche, quantità e qualità dei rapporti sociali) non saremo mai del tutto soddisfatti. È qualcosa che contraddistingue la nostra specie: il superamento del limite. Noi siamo in costante tensione non solo per quanto riguarda l'idea generale di benessere (più cibo, più soldi, più anni di aspettativa di vita, etc.) ma anche rispetto alla propria condizione. Il modello massimo di saggezza, per l'uomo che vive nel XXIesimo secolo dalla nascita di Cristo, deriva forse da un'intuizione fatta da uomini antichi. L'accontentarsi di quello che si ha non significa soltanto limitare i propri obiettivi, ma anche valorizzare al massimo quello che si ha. Persino il piacere va così non centellinato, ma ampliato e goduto nell'attimo stesso in cui lo si vive per quello che è, senza sperare di poter rivivere il ricordo di esso. Persino gli antichi stoici cercavano di trarre dalla sofferenza massima ciò che ci può essere di buono. Nel tagliarsi una mano o nel perdere la vista, uno stoico probabilmente avrebbe potuto far notare come perdere una mano significava acquisire una maggiore maneggevolezza con arti del corpo non usati, o ad esempio un ipovedente apprezzi al meglio il valore e l'importanza massima che il suono e la parola hanno per la vita umana. Felicità. È la parola secondo cui tutto ruota, tutto dipende. Non c'è bene più prezioso, né nella salute né nella malattia, in amore o in amicizia, come nella ricchezza e nella povertà. Felicità. Pazzesco, basterebbe un sorriso per cambiare davvero il mondo?
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