Magnificent....I was born to be with you, in the space and time... Only love, only love can live such you mark.... Magnificent.
Queste parole potrebbero risuonare nelle mie orecchie per ore. Appartengono ad una band musicale, una delle più note sul pianeta Terra in questi anni. Le band musicali sono quelle che riempiono il mondo di quel tessuto emozionale che è la musica, in cui scorrono gran parte dei sentimenti umani. Ma che ne è di questa umanità, persa nel giorno in cui il consumismo, quell'idea che si ha di gestire il mondo, proclama la sua festa di doni e regali affogando i sentimenti che le religioni hanno intessuto nel giorno in cui il sole torna a “sorgere” dopo il solstizio d'inverno? Il giorno in cui il sole torna ad alzarsi all'orizzonte, la luce torna sulle tenebre, il 25 dicembre, Natale. Un giorno in cui il capo spirituale della chiesa cattolica si affloscia come un vecchio su un bastone, infermo mentre la follia di una giovane cerca di avvinghiarlo, mentre le sue guardie la bloccano. Un giorno in cui le fauci degli umani si aprono per divorare quintali di cibo, che avidamente toglie dalle mani scarne dei suoi figli più sfortunati. E mentre trita il cibo con le mascelle mastica ben bene il rispetto, quello spirito del Natale che scrittori e bambini conoscono e celebravano. Lo spirito del Natale va aldilà dei continenti. È un momento unico nella vita degli uomini. Una regola religioso-moralistica prevede che tutti diventino buoni, ovvero che dimostrino il meglio che la specie umana è in grado di produrre: sincerità, buone azioni, altruismo, affetto, calore e carità. Un momento magico che il consumismo ha accolto, che fa guadagnare, e con un sorriso ti incarta dentro un pacco regalo. È un patto tacito che ha funzionato, ma che ha un risvolto di medaglia atroce. La vita va avanti anche a Natale, la morte continua il suo incessante lavoro in quei giorni, e capita di dover vedere un proprio caro sul letto di morte spegnersi proprio in quei giorni. La corsa, la sfrenata corsa di tutti i giorni diventa più violenta durante le feste, in cui l'automobilista o il pedone sono l'ostacolo da travolgere, insultare, prevaricare. Nelle case chi da sempre ha mal digerito la riunione in casa con i familiari, vicini e lontani, scappa, cerca il rifugio dei coetanei o di una prostituta a buon prezzo. Salvo poi trasformarsi da adulto in un intrattabile bambinone insofferente, che agisce come se nulla nel Natale avesse più una magia, una parvenza di bontà. Nel frattempo, il clima se ne frega. Paesi tagliati a metà dal freddo, persone che lottano con i pacchi dono per salire su treni ghiacciati, aerei fermi e macchine slittanti. Che misera cosa è la tecnologia dell'uomo quando la Natura schiera le sue forze per scompaginare tutto. L'uomo, come un bambino ostinato, costruisce imponenti castelli di carta, in equilibrio precario mentre la Natura, anche involontariamente, è pronta a far crollare tutto. Il caos ordinato della Natura, con i suoi venti, le zone di bassa ed alta pressione, fa andare una parte della popolazione sotto la neve e le lastre di ghiaccio, un'altra parte va a mare con un clima primaverile mentre tutti insieme, indistintamente, vanno al manicomio. Squilibrati spaccano la faccia a governanti e potenti, mandano in tilt certezze e speranze. Sarà che il Sole si prepara ad un'attività molto intensa che porta le menti deboli ed instabili degli homo sapiens più sfortunati in tilt, ma molto è entrato nel caos. Ci siamo affacciati nel mondo caotico con una flebile candela di raziocinio, è normale che al primo soffio di vento essa si spenga gettandoci di nuovo nel buio. Cosa, cosa, cosa non vedono più i miei occhi? Un alcolico e quattro salti di danza, la musica guida quest'amarezza in una notte di sorrisi, sguardi ammiccanti di un popolo di giovani umani gettati in strada in una notte di festa dalla loro solitudine, la loro sfortuna e la loro insofferenza. Una galassia di solitudini tutte riunite in una costellazione danzante, solo per una notte. Negli occhi di tutti puoi leggere le stesse sensazioni: sono qui, ora, adesso, e questo momento nello spazio-tempo mi appartiene. Voglio farlo scorrere non pensando a niente, permettendo al mio corpo ed alla mia mente di seguire solo la musica, se ti abbandoni a questo momento con me saremo legati, dalle nostre solitudini. Un filo nero in una ragnatela colorata, ed ecco che le galassie solitarie danno vita ad una costellazione danzante. Magnifica.
Queste parole potrebbero risuonare nelle mie orecchie per ore. Appartengono ad una band musicale, una delle più note sul pianeta Terra in questi anni. Le band musicali sono quelle che riempiono il mondo di quel tessuto emozionale che è la musica, in cui scorrono gran parte dei sentimenti umani. Ma che ne è di questa umanità, persa nel giorno in cui il consumismo, quell'idea che si ha di gestire il mondo, proclama la sua festa di doni e regali affogando i sentimenti che le religioni hanno intessuto nel giorno in cui il sole torna a “sorgere” dopo il solstizio d'inverno? Il giorno in cui il sole torna ad alzarsi all'orizzonte, la luce torna sulle tenebre, il 25 dicembre, Natale. Un giorno in cui il capo spirituale della chiesa cattolica si affloscia come un vecchio su un bastone, infermo mentre la follia di una giovane cerca di avvinghiarlo, mentre le sue guardie la bloccano. Un giorno in cui le fauci degli umani si aprono per divorare quintali di cibo, che avidamente toglie dalle mani scarne dei suoi figli più sfortunati. E mentre trita il cibo con le mascelle mastica ben bene il rispetto, quello spirito del Natale che scrittori e bambini conoscono e celebravano. Lo spirito del Natale va aldilà dei continenti. È un momento unico nella vita degli uomini. Una regola religioso-moralistica prevede che tutti diventino buoni, ovvero che dimostrino il meglio che la specie umana è in grado di produrre: sincerità, buone azioni, altruismo, affetto, calore e carità. Un momento magico che il consumismo ha accolto, che fa guadagnare, e con un sorriso ti incarta dentro un pacco regalo. È un patto tacito che ha funzionato, ma che ha un risvolto di medaglia atroce. La vita va avanti anche a Natale, la morte continua il suo incessante lavoro in quei giorni, e capita di dover vedere un proprio caro sul letto di morte spegnersi proprio in quei giorni. La corsa, la sfrenata corsa di tutti i giorni diventa più violenta durante le feste, in cui l'automobilista o il pedone sono l'ostacolo da travolgere, insultare, prevaricare. Nelle case chi da sempre ha mal digerito la riunione in casa con i familiari, vicini e lontani, scappa, cerca il rifugio dei coetanei o di una prostituta a buon prezzo. Salvo poi trasformarsi da adulto in un intrattabile bambinone insofferente, che agisce come se nulla nel Natale avesse più una magia, una parvenza di bontà. Nel frattempo, il clima se ne frega. Paesi tagliati a metà dal freddo, persone che lottano con i pacchi dono per salire su treni ghiacciati, aerei fermi e macchine slittanti. Che misera cosa è la tecnologia dell'uomo quando la Natura schiera le sue forze per scompaginare tutto. L'uomo, come un bambino ostinato, costruisce imponenti castelli di carta, in equilibrio precario mentre la Natura, anche involontariamente, è pronta a far crollare tutto. Il caos ordinato della Natura, con i suoi venti, le zone di bassa ed alta pressione, fa andare una parte della popolazione sotto la neve e le lastre di ghiaccio, un'altra parte va a mare con un clima primaverile mentre tutti insieme, indistintamente, vanno al manicomio. Squilibrati spaccano la faccia a governanti e potenti, mandano in tilt certezze e speranze. Sarà che il Sole si prepara ad un'attività molto intensa che porta le menti deboli ed instabili degli homo sapiens più sfortunati in tilt, ma molto è entrato nel caos. Ci siamo affacciati nel mondo caotico con una flebile candela di raziocinio, è normale che al primo soffio di vento essa si spenga gettandoci di nuovo nel buio. Cosa, cosa, cosa non vedono più i miei occhi? Un alcolico e quattro salti di danza, la musica guida quest'amarezza in una notte di sorrisi, sguardi ammiccanti di un popolo di giovani umani gettati in strada in una notte di festa dalla loro solitudine, la loro sfortuna e la loro insofferenza. Una galassia di solitudini tutte riunite in una costellazione danzante, solo per una notte. Negli occhi di tutti puoi leggere le stesse sensazioni: sono qui, ora, adesso, e questo momento nello spazio-tempo mi appartiene. Voglio farlo scorrere non pensando a niente, permettendo al mio corpo ed alla mia mente di seguire solo la musica, se ti abbandoni a questo momento con me saremo legati, dalle nostre solitudini. Un filo nero in una ragnatela colorata, ed ecco che le galassie solitarie danno vita ad una costellazione danzante. Magnifica.
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