Cosa fare, cosa dire, che fare. Ci penso spesso, è una delle cose più importanti della vita. Occorre saper fare la cosa giusta al momento giusto, dirla bene con toni pacati durante una lite e con toni duri durante una normale discussione? No, si, a volte. In realtà dipende dalle occasioni che ti vengono poste di fronte, una reazione può stranamente essere giusta ma posta male diventa cattiva, eccessiva. Come dire che da sempre una bella bugia è meglio di una brutta verità. Che magra consolazione questa! Come se il chiudere gli occhi e non accettare la realtà sia l'unico modo che abbiamo per sopravvivere. In effetti, come fai a sopportare una vita che ti può portare a sopportare tradimenti, liti, scazzottate, stati di nausea, insonnia e cento altri mali? Se te lo dicono in anticipo non sarebbero tutti a fare la fila fuori dalla vagina della madre, immagine più cruda del meraviglioso mistero della vita. Ma in realtà vivi per quei paesaggi che ti si stampano in mente, brevi attimi che grandi del passato invitavano a prendere e tenere ben stretti. Presto, una bella sensazione, eccola, ti sta capitando ora, acchiappala, tienila con te, non farla scappare, dura poco, lo so, ma è unicamente per te, stringila. Siamo una specie grandiosa tra gli animali, ci accontentiamo di poco, e poi riusciamo a vivere una vita gravosa. Nel frattempo la pandemia è scoppiata, si parla di un'influenza nella forma più lieve, ma ormai diffusa in tutto il mondo. Basta un mutamento brusco e quest'inverno scriverò di morti e pestilenze. Eppure una fine del mondo non mi interessa, so già che non verrà. Una fine è sempre l'inizio di qualcos'altro: quando finisce una storia ci si riflette un po' su e si passa ad altro, se finisce un pezzo musicale l'onda emotiva ti rimane addosso per un po', legando a sé tutti quelle sensazioni che facevano da contorno. Non parliamo della morte, che biologicamente è l'inizio di un banchetto eccezionale per migliaia di micro-organismi, spiritualmente dovrebbe essere l'inizio di qualcos'altro. Il condizionale è d'obbligo vista l'unicità di quella condizione in cui quasi sempre non si ritorna indietro. Dico quasi perché c'è chi è pronto a giurare che qualcosa ci sia, se non per fanatismo religioso (uhm, la religione, una parola che se avesse un gusto sarebbe quello della liquirizia, amara e sgradevole in grandi dosi ma così piacevole per saziare la golosità di un palato spaurito ed in cerca di qualcosa di rassicurante), per esperienza diretta. Non ne sono sicuro con certezza, ma tutto nasce da qualcosa che non va nella ghiandola pineale, quella parte del cervello che secondo molti non solo regola la temperatura interna del nostro corpo e tante altre funzioni vitali, ma da all'essere umano la percezione di sé. Storie di corpi che fluttuano durante uno stato di coma, tunnel di luce e di creature mostruose allontanate da figure tangibili coperte di luce e uno strano senso di benessere, potrebbero nascere da un funzionamento anomalo della ghiandola pineale. Niente di grave ovviamente, ma molto, molto suggestivo per chi ha vissuto questa condizione.
Dal diario online di “Esperienze al limite” sito chiuso qualche anno fà:
Stavo dormendo, era notte fonda, lo ricordo perché mi addormentai inquieto solo dopo le due. Caddi in un sonno profondo, inizialmente sereno. Poi vidi davanti a me una coltre nera, come fuliggine, squarciata da un rullo di tamburi proveniente dalle viscere della terra. Sempre più vicino, sempre più vicino. Ad un certo punto potevo sentire il mio cuore battere come quei tamburi, quando improvvisamente il mantello di ombra fu squarciato da un ribollire di lava, fuoco intenso che stava sotto i miei piedi. Mi alzo madido di sudore urlando. I miei genitori mi hanno chiesto solo una cosa. Perché tambureggiavi violentemente contro il letto?
Avevo un esame importante ma non riuscivo a prendere sonno. Ero preoccupata, poi pregai tanto la Madonna e sentì distintamente una carezza, come un vento di rosa che mi sfiorava la guancia. Non so spiegarlo, ma quella sensazione era come quella di una mano materna che mi voleva rassicurare, tant'è che dormii profondamente come cullata da un vento di rosa.
Sognai una cosa stranissima. Era impossibile si avverasse perchè sognai di fare un incidente e morire schiacciato da una macchina. Investito da una macchina... non potevo crederci,spaventato pensai che fosse solo un incubo. Il giorno dopo mentre andavo a scuola accadeva tutto come nel mio sogno:perdevo l'autobus,mia madre ammalata...non potevo crederci. Ricordai un particolare del sogno ovvero che morivo davanti alla scuola. Così arrivato davanti alla scuola mi fermo nell'esatto punto in cui mi trovavo in sogno e a una volta mi sento spinto in avanti da una forza calda,non so cosa fosse,ma mi salvò la vita da una macchina,la stessa del mio sogno.
Mi chiamo Elena ho 27 anni e lavoro in ospedale. Nel mese di aprile durante il turno di notte stavo assistendo una donna di 48 anni malata terminale di tumore, lei non stava ferma aveva la tipica agitazione pre morte, continuava a salire e scendere dal letto piangendo. Mi chiedeva di aiutarla e di farle qualcosa, di farla morire per smettere di soffrire. Erano le 3 di notte.. le luci della stanza erano spente e nella camera c'ero solo io e lei con la luce che arrivava dal corridoio. In un attimo di calma in cui lei era seduta sul letto, io le ero davanti girando le spalle alla porta lei mi dice: "chi è quell'uomo alla porta?" ... io mi giro e alla porta ovvio non c'è nessuno. Le dico "guarda che non c'è nessuno" e lei mi guarda come se fossi scema e mi dice "ma come? non lo vedi? quello lì! quello che ci guarda lì fermo ... ecco guarda ha alzato un braccio" ... io non vedevo assolutamente nulla e lei comincia a parlare col tipo chiedendogli chi è. Mi vergogno di me stessa, ma io l'ho messa a letto le ho detto aspetta un attimo e son corsa in guardiola con quanta forza ne avevo... la signora è morta dopo 2 ore. Non so chi era quell'uomo, lei evidentemente non lo conosceva ma io ho avuto una paura boia.
Un giorno un mio amico fece un grave incidente con l'auto.. il che lo fece andare in coma. Risvegliatosi dopo 2 settimane raccontò di aver visto tutto e dico TUTTO ciò che gli era capitato dal momento dello schianto dell'auto.. mentre era in coma! Praticamente disse il numero di targa dell'auto con la quale si era schiantato, il nome e cognome del proprietario, che quando era disteso per terra c'era gente (e disse i nomi) di quelli che erano accanto a lui, l'ambulanza lo venne a prendere e lo portò in ospedale, disse il nome del medico che lo curò.. chi lo venne a trovare, disse addirittura che gli avevano fatto un'iniezione, seppe dire di cosa e il nome degli infermieri.. ma la cosa piu shoccante é che mentre era sull'ambulanza, seduto vicino alla barella, vide il suo angelo custode. Siete liberi di crederci o no.. ma i medici hanno confermato le cose che lui ha detto su di loro e sulle iniezioni, e la polizia ha confermato il numero di targa dell'altra auto, che lui non aveva certamente potuto vedere, dato che era dietro la sua auto e al colpo sveni e subito dopo entrò in coma, inoltre nessuno gli aveva dato informazioni di questo genere!
Credevo di essere morto. Il respiro si era bloccato, ne sono sicuro perché svegliatomi sentivo tutto il corpo come se fosse schiacciato al letto ed i miei polmoni mi facevano male quando respiravo. Ero in un tunnel di luce blu, intenso, chiaro e velocissimo. Non so quanto sono rimasto là dentro, so solo che le pareti si stavano facendo strette, e solo quando ho deciso di abbandonarle mi sono reso conto di essere rimasto senza respiro per più di dieci minuti.
Certamente storie strane, degne di un programma trash pieno zeppo di storie assurde, ma che sicuramente lasciano spunti di riflessione. Sulle cause biologiche di tali visioni, sui ritmi di sonno che portano con sé certi sogni strani o, come piace pensare a chi come me piace la vita, testimoniano qualcosa che sta oltre il pesante tendone che separa il palco della vita da quello della morte. Proprio l'altro giorno ho scoperto che una persona a me vicina ha una paura tremenda della morte. In fondo i nostri morti li abbiamo progressivamente allontanati dalle città dei vivi, durante le peggiori epidemie della storia. Ma questo allontanamento, fisico, rispetto ai tempi antichi dei popoli mesopotamici, egizi, romani, greci, cinesi ed indiani (d'America e d'Asia) ha portato con sé anche un allontanamento anche dall'idea della morte. Con l'industria genetica noi puntiamo al corpo immortale, con i social network che proiettano il nostro io nel mondo (e che a breve porteremo dentro un chip per rendere totalizzante la condivisione della nostra persona), puntiamo a conservare una traccia immortale di noi. Non vogliamo arrenderci all'evidenza. Siamo biodegradabili, ma noi puntiamo a Dio. Non alla sua infinita onnipotenza e alla sua imperscrutabile lungimiranza che fa apparire cose ai nostri occhi assurde come giuste. Ci accontentiamo della sua immortalità. Del libero arbitrio ce ne siamo dimenticati da tempo, altrimenti tutti avremmo scelto di nascere su di un altro pianeta. Di non sentire il dolore e di percepire al massimo le sensazioni positive. Ma questo, come l'intelligenza necessaria a collegare l'idea di sviluppo a quella di eco-sostenibilità, spetta alla specie che verrà.
Dal diario online di “Esperienze al limite” sito chiuso qualche anno fà:
Stavo dormendo, era notte fonda, lo ricordo perché mi addormentai inquieto solo dopo le due. Caddi in un sonno profondo, inizialmente sereno. Poi vidi davanti a me una coltre nera, come fuliggine, squarciata da un rullo di tamburi proveniente dalle viscere della terra. Sempre più vicino, sempre più vicino. Ad un certo punto potevo sentire il mio cuore battere come quei tamburi, quando improvvisamente il mantello di ombra fu squarciato da un ribollire di lava, fuoco intenso che stava sotto i miei piedi. Mi alzo madido di sudore urlando. I miei genitori mi hanno chiesto solo una cosa. Perché tambureggiavi violentemente contro il letto?
Avevo un esame importante ma non riuscivo a prendere sonno. Ero preoccupata, poi pregai tanto la Madonna e sentì distintamente una carezza, come un vento di rosa che mi sfiorava la guancia. Non so spiegarlo, ma quella sensazione era come quella di una mano materna che mi voleva rassicurare, tant'è che dormii profondamente come cullata da un vento di rosa.
Sognai una cosa stranissima. Era impossibile si avverasse perchè sognai di fare un incidente e morire schiacciato da una macchina. Investito da una macchina... non potevo crederci,spaventato pensai che fosse solo un incubo. Il giorno dopo mentre andavo a scuola accadeva tutto come nel mio sogno:perdevo l'autobus,mia madre ammalata...non potevo crederci. Ricordai un particolare del sogno ovvero che morivo davanti alla scuola. Così arrivato davanti alla scuola mi fermo nell'esatto punto in cui mi trovavo in sogno e a una volta mi sento spinto in avanti da una forza calda,non so cosa fosse,ma mi salvò la vita da una macchina,la stessa del mio sogno.
Mi chiamo Elena ho 27 anni e lavoro in ospedale. Nel mese di aprile durante il turno di notte stavo assistendo una donna di 48 anni malata terminale di tumore, lei non stava ferma aveva la tipica agitazione pre morte, continuava a salire e scendere dal letto piangendo. Mi chiedeva di aiutarla e di farle qualcosa, di farla morire per smettere di soffrire. Erano le 3 di notte.. le luci della stanza erano spente e nella camera c'ero solo io e lei con la luce che arrivava dal corridoio. In un attimo di calma in cui lei era seduta sul letto, io le ero davanti girando le spalle alla porta lei mi dice: "chi è quell'uomo alla porta?" ... io mi giro e alla porta ovvio non c'è nessuno. Le dico "guarda che non c'è nessuno" e lei mi guarda come se fossi scema e mi dice "ma come? non lo vedi? quello lì! quello che ci guarda lì fermo ... ecco guarda ha alzato un braccio" ... io non vedevo assolutamente nulla e lei comincia a parlare col tipo chiedendogli chi è. Mi vergogno di me stessa, ma io l'ho messa a letto le ho detto aspetta un attimo e son corsa in guardiola con quanta forza ne avevo... la signora è morta dopo 2 ore. Non so chi era quell'uomo, lei evidentemente non lo conosceva ma io ho avuto una paura boia.
Un giorno un mio amico fece un grave incidente con l'auto.. il che lo fece andare in coma. Risvegliatosi dopo 2 settimane raccontò di aver visto tutto e dico TUTTO ciò che gli era capitato dal momento dello schianto dell'auto.. mentre era in coma! Praticamente disse il numero di targa dell'auto con la quale si era schiantato, il nome e cognome del proprietario, che quando era disteso per terra c'era gente (e disse i nomi) di quelli che erano accanto a lui, l'ambulanza lo venne a prendere e lo portò in ospedale, disse il nome del medico che lo curò.. chi lo venne a trovare, disse addirittura che gli avevano fatto un'iniezione, seppe dire di cosa e il nome degli infermieri.. ma la cosa piu shoccante é che mentre era sull'ambulanza, seduto vicino alla barella, vide il suo angelo custode. Siete liberi di crederci o no.. ma i medici hanno confermato le cose che lui ha detto su di loro e sulle iniezioni, e la polizia ha confermato il numero di targa dell'altra auto, che lui non aveva certamente potuto vedere, dato che era dietro la sua auto e al colpo sveni e subito dopo entrò in coma, inoltre nessuno gli aveva dato informazioni di questo genere!
Credevo di essere morto. Il respiro si era bloccato, ne sono sicuro perché svegliatomi sentivo tutto il corpo come se fosse schiacciato al letto ed i miei polmoni mi facevano male quando respiravo. Ero in un tunnel di luce blu, intenso, chiaro e velocissimo. Non so quanto sono rimasto là dentro, so solo che le pareti si stavano facendo strette, e solo quando ho deciso di abbandonarle mi sono reso conto di essere rimasto senza respiro per più di dieci minuti.
Certamente storie strane, degne di un programma trash pieno zeppo di storie assurde, ma che sicuramente lasciano spunti di riflessione. Sulle cause biologiche di tali visioni, sui ritmi di sonno che portano con sé certi sogni strani o, come piace pensare a chi come me piace la vita, testimoniano qualcosa che sta oltre il pesante tendone che separa il palco della vita da quello della morte. Proprio l'altro giorno ho scoperto che una persona a me vicina ha una paura tremenda della morte. In fondo i nostri morti li abbiamo progressivamente allontanati dalle città dei vivi, durante le peggiori epidemie della storia. Ma questo allontanamento, fisico, rispetto ai tempi antichi dei popoli mesopotamici, egizi, romani, greci, cinesi ed indiani (d'America e d'Asia) ha portato con sé anche un allontanamento anche dall'idea della morte. Con l'industria genetica noi puntiamo al corpo immortale, con i social network che proiettano il nostro io nel mondo (e che a breve porteremo dentro un chip per rendere totalizzante la condivisione della nostra persona), puntiamo a conservare una traccia immortale di noi. Non vogliamo arrenderci all'evidenza. Siamo biodegradabili, ma noi puntiamo a Dio. Non alla sua infinita onnipotenza e alla sua imperscrutabile lungimiranza che fa apparire cose ai nostri occhi assurde come giuste. Ci accontentiamo della sua immortalità. Del libero arbitrio ce ne siamo dimenticati da tempo, altrimenti tutti avremmo scelto di nascere su di un altro pianeta. Di non sentire il dolore e di percepire al massimo le sensazioni positive. Ma questo, come l'intelligenza necessaria a collegare l'idea di sviluppo a quella di eco-sostenibilità, spetta alla specie che verrà.
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