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mercoledì 29 dicembre 2010

Capitolo diciotto

Dovrebbe essere il capitolo della maturità il diciottesimo. In molti paesi della Terra intorno ai 18 anni i ragazzi e le ragazze acquisiscono i diritti ed i doveri degli adulti, attraverso un percorso di iniziazione che anticamente, ed ancora oggi, in alcune regioni meno evolute del pianeta, avviene con una cerimonia. Oggi a certificare questo passaggio è la tessera elettorale, una sorta di cartoncino che dimostra davanti allo Stato come tu possa decidere chi deve governare per un determinato periodo di tempo. Una riflessione la vorrei fare a questo punto non tanto su cosa è la democrazia e lo Stato autoritario, (quello può essere fatto con un pizzico di studi di sociologia che ci insegna come alla fine a vincere sia il modello di stato autoritario, perché efficiente, rapido nelle decisioni ed anche svelto nell'eliminazione del dissenso, quella fastidiosa cosa che non permette a chi governa di operare appieno le sue scelte) quanto su cosa sia la casualità nella vita. La vita di tutti i terrestri è retta da scelte e casualità: scelgo di alzarmi la mattina, di fare colazione, di andare da qualche parte per lavoro, necessità o divertimento, mentre alla casualità affido l'orario in cui arrivo da qualche parte (magari qualche incidente rallenta il mio viaggio), la mancanza di corrente elettrica in notturna che non fa suonare la mia sveglia elettronica oppure una chiamata d'urgenza. Per molti la casualità è, oltre che imprevedibile, l'unica vera sovrana della nostra vita, contro cui è inutile lottare. Si tratta di un punto di vista comodo che scarica molti sensi di colpa ed energie negative, ma a ben guardare, la casualità, nella vita umana, non esiste. Si tratta di scelte, milioni di scelte effettuate ogni giorno da ognuno di noi che si incastrano ed intersecano con le milioni di scelte dei nostri simili fino a generare miliardi di combinazioni che, apparentemente, sembrano casuali. Esempio: se la mia sveglia non suona al mattino perché la corrente è andata via, la scelta è rappresentata dalla compagnia elettrica, che decide di staccare la luce in seguito ad un mancato pagamento della bolletta, un guasto alla linea che ha comportato un distacco manuale della linea oppure, e qui il meccanismo rivela appieno la sua sottile natura, il sistema di controllo, creato da una serie di esseri umani, ha inserito, volontariamente, un parametro che ordina al sistema computerizzato il distacco della corrente di fronte al presentarsi di certi parametri. Scelte, come si vede. Che si possono applicare a tutte le condizioni in cui all'interno di un sistema agiscono uno o più esseri umani. Se due alpinisti muoiono a causa di una valanga, la loro morte, casuale, dovuta ad un'improvvisa lastra di ghiaccio distaccatasi da un costone di montagna, si rivela essere una scelta: la scelta di chi affronta una montagna con una percentuale di morte pari in alcune giornate al 60%. Scelte. La possibilità che un meteorite colpisca la tua mano mentre sei all'aperto, cosa che è realmente capitata durante quest'anno solare, è bassissima, ma stando all'aperto tu scegli di camminare con poche protezioni sopra la tua testa, quindi scegli di rischiare di ricevere un oggetto che ti colpisca. Molte scelte ovviamente le compiamo ormai in automatico, senza accorgercene. Persino il nascere con una qualche deformazione fisica o acquisire una malattia altamente debilitante derivano da una scelta. Che purtroppo non riguarda la persona colpita in primo piano ma i genitori, ignari che l'incastro dei loro patrimoni genetici possa produrre una malformazione nel frutto del loro amore, o negli imprenditori che portano centrali nucleari e industrie chimiche a ridosso delle città. L'illusione della casualità rende gli uomini rassegnati al loro destino. Il solo pensiero che si possano controllare le infinitr possibilità di scelte è pura follia. Ma alla fine, oltre a dimostrare come l'homo sapiens sia padrone del suo mondo, ogni terrestre può avere davanti a sé l'immagine di Dio: l'unico essere dell'universo in grado di vedere attraverso tutte le scelte, l'infinito contenitore del possibile e dell'apparentemente impossibile, ha un unico limite. Non può interferire con il libero arbitrio. Non è in grado di frenare il libero arbitrio dell'uomo, non può controllare la capacità di scegliere dell'uomo. Ne può leggere e prevedere le mosse, conoscerle in anticipo, indirizzarle, ma non le può scegliere al posto nostro. Uno spazio di azione così ridotto è in grado di far fare all'umanità cose inimmaginabili per qualsiasi altra specie. Possiamo scegliere di distruggere ogni cosa, seguire i nostri impulsi peggiori affondando nella depravazione dei nostri più torbidi desideri e possiamo, contemporaneamente, elevarci allo stato di controllori dell'universo. Non potremo conoscerlo mai, non sapremo le sue origini, ma possiamo averne il controllo fino alla fine di tutto, quando l'universo sarà ripiegato nelle sue dieci dimensioni (secondo la teoria dell'universo a stringhe), quando si spegnerà (secondo la teoria della “morte termica”) o quando estendendosi all'infinito, l'universo, che era tutto concentrato in un punto, alla fine si estenderà come una retta, stracciata da forze oscure su cui stiamo indagando. Il controllo dell'universo sembra qualcosa di impensabile. Di assurdo. Di folle. Però, non improponibile. Se tutto ciò che è nell'universo ora, quasar, supernove, buchi neri, ammassi di polveri stellari, radiazione di fondo, tonnellate di elio, idrogeno, ossigeno, metalli pesanti e radioattivi, oltre che carbonio e materiale biologico, di ieri e di oggi, di miliardi di anni fa, degli ultimi dieci anni e dei prossimi cento, così come dei prossimi duecento miliardi di anni, tutto ciò che è stato, è e sarà, deriva da un unico singolo punto, perché non pensare realmente che tutto l'universo sia legato da qualcosa? Un legame di parentela stretto, un po' come immaginato dal grande Italo Calvino, in cui ogni microparticella conosce l'altra, come se la sostanza che compone la mia carne e quella che compone la carne di un altro terrestre distante migliaia di chilometri da me sia “imparentata” con la stessa sostanza che compone la creatura non terrestre che un giorno leggerà queste righe, ed al tempo stesso è imparentata con tutto ciò che arde dentro le fornaci stellari e quello che viene inghiottito dai buchi neri. Non è forse una prospettiva meravigliosa? Per esperienza diretta, i terrestri sanno perfettamente che due gemelli, due creature generate allo stesso modo, nello stesso momento, anche da adulti, provano sensazioni comuni in base a quello che prova uno dei due gemelli anche se a distanza notevole tra di loro. Cosa accadrebbe se scoprissimo che i nostri umori, le nostre paure e alcune sensazioni fossero realmente legate da una forma di simbiosi di questo tipo con il resto dell'universo? Non si tratta di tornare a fare i tarocchi o calcolare i movimenti stellari per sapere il nostro futuro, quanto di integrare le nostre conoscenze antiche con quelle moderne. Sincretizzare gli scritti dell'ellenismo con quelli della tradizione indo-cinese e con quella sudamericana. Trovare le similitudini tra le descrizioni dei testi sacri in Africa e quelle delle grandi religioni monoteiste. Infine, unificare la teoria quantistica che regola il mondo microscopico alla teoria gravitazionale einsteiniana, che al momento spiega i macro-fenomeni comuni nel nostro universo. Al momento, non esiste una teoria quantistica-gravitazionale che riesca ad unificare le nostre conoscenze e quindi spiegare alcuni eventi fisici, misurabili e confrontabili, che sfuggono ai nostri modelli di interpretazione dell'universo. Non esiste al momento un unico libro che ci mostri il volto di Dio, esistono diversi testi che parlano di come vari uomini hanno immaginato la stessa figura, da cui tutti hanno tratto insegnamenti diversi. Non esiste al momento un libro che riassuma tutti gli insegnamenti simbolici che sono racchiusi in tutti i testi sacri del mondo. Non esiste infine, qualcosa che non esiste. Il solo potere di immaginare qualcosa permette a noi terrestri di rendere reale qualsiasi cosa. Si tratti di idee, precetti morali o nuovi supporti tecnologici. Cosa frena la nostra capacità di controllare l'universo? Il timore di Dio? E se fosse questo il disegno divino? Quello di controllare un universo che è stato creato? E se l'universo fosse stato creato per caso e non per scelta divina, non sarebbe giusto scegliere di gestirlo noi che ne facciamo parte? E soprattutto, tu che scegli di aprire e chiudere queste pagine, saresti pronto a scegliere di fare una scelta?

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